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Il termine "malagiustizia" usato quì è riferito al fenomeno della "criminalità nel giudiziario" descritto come emergente ed emergenziale dal dott. Nello Rossi, Procuratore Aggiunto c/o la Procura della Repubblica Roma, a ilSole24Ore "La Criminalità nel Giudiziario" Frodi, furti, corruzioni: quando il processo diventa criminogeno alla cui lettura vi rimando.

Come vittime di malagiustizia in corso, noi famiglia Iovino abbiamo rilevato e denunciato come sistemeticamente subite e subende:

  • Sinergie criminali per la compressione dei ns diritti tra avvocati di parte (per fortuna non tutti) e controparte, di magistrati (per fortuna non tutti) e C.T.U. (per fortuna non tutti) a favore della parte più potente in giudizio;
  • Relazioni alle C.T.U. attestanti esplicitamente il falso "coperte" dal silenzio del magistrato conferente l'incarico (torta da oltre 3 miliardi di Euro annui dalla cui gestione privatistica derivano molti danni ai processi);
  • Sentenze "immediatamente esecutive" anche in assenza di urgenza per togliere il respiro agli aggrediti;
  • Collusione senza veli e ad ogni livello dei magistrati che hanno da gestire esposti denunce e querele contro colleghi, avvocati e ausliiari (proprio come se fossero una mafia)!

Avvocati di fiducia che dichiarano "biricchino" il corrivo deposito da parte del collega di controparte di documenti e affermazioni giudiziali materialmente ed idelogicamente attestanti il falso (raramente contestato da Giudici in sede civile o penale) e tacciono su evidentemente strumentali "legittimi impedimenti del legale di controparte" che è difficile non pensare finalizzazi a far conseguire al cliente "fortunato" la prescrizione dei reati, consentiti dai magistrati anche quando il richiedente fa parte di "studio associato";

La "chiusura" del sistema Giustizia e dei magistrati, anche di Cassazione, a ascoltare la parte lesa, piuttosto che il suo legale, a consentirgli presenza e registrazioni audio e video ovunque, anche nelle camere di consiglio, per garantire la liceità dei comportamenti, per nulla garantita quando a trattare la vicenda sono gli addetti ai lavori.

Ho inoltre registrato come ricorrenti e funzionali all'aggiramento dell'obbligo dell'azione penale:

  1. le errate iscrizioni ai modelli previsti ex art. 335 c.p.p. che, quando la rubricazione è palesemente in spregio, consente al P.M. che assumerà il caso di capire a "prima lettura" se qualcuno ha posto un veto allo sviluppo della stessa, di solito qusto imprinting viene imposto agli esposti , denunce e querele che riguardano addetti al funzionamento della giustizia o di chi ne gode i favori.
  2. Quando inevitabile per l'accanirsi della "parte lesa" l'iscrizione dei denunciati per reati gravi al registro indagati con reati minori*, per il quale poi il p.M. o il G.I.P. amico dichiara insustistente il reato chiedendo l'archiviazione della denuncia senza aver apparentemente violato la legge.
    1. *rubricazione del denunciato al registro indagati per reato minore (ad esempio l'abuso d'Ufficio (che è il reato tipico del dipendente delle Pubbliche Amministrazioni) al posto della falsità in atti giudiziari e/o l'associazione a delinquere) per poi giudicarlo non ravvisabile e chiedere l'archiviazione del procedimento.
  3. La consolidata abitudine di farsi "i cazzi suoi" del magistrato/Pubblico Ufficiale, sottrendosi  all'obbligo, ex art. 361 c.p.p., di denunciare alle Autorità superiori reati dei quali viene a conoscenza nell'esercizio dei suoi doveri di ufficio.