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06/03/2020 - Pochi giorni fa mi ha telefonato un mio cognato, in precedenza attaccato da una importantissima banca che aggrediva i suoi immobili, per darmi una buona notizia.

Due anni fa, guardando dei documenti, e le firme sugli stessi che i responsabili della banca avevano visibilmente copia-incollato da altri per creare questi prodotti in giudizio, gli consigliai, e riuscii a convincere la sua avvocatessa (anche tra gli avvocati le donne sono più oneste dei maschi - alcuni avvocati maschi pur ritenendo lo strumento giuridicamente applicabile al caso non avevano voluto contrattaccare su questo piano il collega che rappresentava la banca) a presentare una denuncia per falso in corso di causa.

La buona notizia era che il Pubblico Ministero ha dichiarato il falso dei responsabili della banca, il che significa che la banca non potrà insistere in quel giudizio e, dovrebbe avvenire di ufficio ma io consiglio la querela, i responsabili della banca potranno essere condannati per la creazione di documenti falsi - io gli ho consigliato di denunciare anche la tentata estorsione, perché - a mio modesto avviso - di questo si tratta.

Quanto alla facilità con la quale tanti responsabili presso le banche (ed in genere nei centri di potere) ricorrono alla pratica di creare ad hoc dei documenti facendoli risultare firmati dai clienti - ove non lo erano - per poi attaccarli in giudizio ed avere ragione in giudizi che già nascono viziati da questo reato originario, c’è una nutrita casistica documentata.

Non ho il consenso di mio cognato per fare il nome della banca e per suo rispetto non lo faccio.

Apro parentesi:

-          Questa vicenda è avvenuta mentre in una mia vicenda ho tentato invano di ottenere lo stesso dai miei legali, che in tanti modi, me l’hanno negata.

Non vi nascondo che ho trovato problemi anche presso la Corte di Appello di Napoli, nel procedimento civile 2958/2011, nel caso contestando l’utilizzo come prova di un atto di compravendita apparentemente valido, ma in realtà viziato da nullità assoluta nota alla parte che lo aveva prodotto, sicché non poteva produrlo davanti alla Giustizia).

IL PARADOSSO: La nullità del rogito che volevano farci sottoscrivere il 16/11/1995 presso lo studio e ad opera del notaio Capuano Nicola è stata comunque dichiarata dalla Corte di Appello nella sentenza.

Ma il rogito che avevano proposto al giudice, riguardante proprio l'immobile in giudizio, successivamente autorizzato dal fu Notaio Ferrara Renato nel 2005 ancorchè non si poteva legalmente trasferire non è stato dichiarato nullo.

Allo stesso tempo non sono stati ancora dichiarati NULLI tutti gli oltre 100 rogiti fatti dal notaio Capuano agli acquirenti del parco "GInestre " a via Strettola a partire dal 12 luglio 1995 nel suo studio, sicchè adesso ci sono in circolazione degli immobili che non potevano essere trasferiti per NULLITA ASSOLUTA.

Gli immobili del resto dovevano essere demoliti subito, e non solo perchè costruiti su terreno di riporto e con il mancato rispetto delle norme antisismiche, ma in Italia si lasciano prima accadere le disgrazie e si piangono i morti e poi si nascondono le prove.

Il giudizio comunque il 6 gennaio 2020 si è concluso in mio favore (Ved. Sentenza n. 57/2020) dove i giudici hanno annullato la sentenza di 1° grado, n. 309/2004, giudice Criscuolo Mauro (la Cassazione con la sentenza n° 7632/2011 aveva già annullato la sentenza della Corte di Appello n. 2360/2005 e liberato mia moglie da pretese estorsive della controparte. Pretese estorsive che però hanno materialmente consumato il 7 settembre 2004, ed è per questo che tuttora gli contestiamo il reato, mentre mi appare che la giustizia intera si è schierata per non farli neanche indagare.

Non sia mai venisse a cadere il sistema che consente agli avvocati e ai giudici di appoggiare, indisturbati, le estorsioni di turno.

In quale stato di democrazia, se non in uno stato di democrazia alterata, di democrazia della estorsione, tutto questo può essere lasciato realizzare?

Chiudo parentesi.

Devo a questo punto ringraziare mio cognato per avermi involontariamente costretto a riflettere sulla sua vicenda, per alcuni aspetti analoga alla mia, ma da un punto di vista meno emotivamente coinvolto.

Poter osservare il comportamento del suo legale di fiducia, dialogare con altri legali, insistere per far brandire al suo legale lo strumento della “Querela di falso in corso di causa” (infine convincendola) ha elevato il mio punto di vista sulla intera “Questione Giustizia in Italia” che l’esimio avvocato Nicola Cioffi sta affrontando da anni e su “Quale democrazia” è questa nella quale sopravviviamo, che è il tema della prossima borsa di studio da lui indetta a mezzo di Camera Europea di Giustizia.

Mi ha portato infine a capire che il muro di gomma immateriale che tutti noi che si rivolgiamo alla giustizia percepiamo ma non possiamo documentare, ha scaturigine dall’osservanza illimitata del “dovere di colleganza” in nome del quale, avvocati, magistrati, e via via tutti gli appartenenti a ordini professionali, si astengono dall’attaccare colleghi, in chiave massonica divenuto anche trasversale, con buona pace della Democrazia reale.

Neanche a dirlo il sistema si abilità automaticamente contro tutti i più deboli nei giudizi (contro le banche lo siamo tutti).

Tornando alla vicenda di mio cognato, vedendo quei documenti mi incazzai moltissimo per diversi motivi:

  1. La complicità dell'avvocato di parte attrice, che avrebbe dovuto dissuadere la banca sua cliente dall'intentare causa a un povero cristo (lo siamo tutti di fronte alle banche) senza avere uno straccio di documento presentabile davanti alla Giustizia;
  2. La mancata autonoma iniziativa del suo legale, che avendo visto gli stessi documenti non gli aveva indicato lo strumento giudiziario per contestarli;
  3. Il silenzio/assenza del giudice civile, che quei documenti artefatti avrebbe dovuto stracciarli in faccia all’avvocato della banca e cacciarli dal tribunale, con ogni conseguenza civile e penale a loro carico!

Portando queste riflessioni alla “situazione giustizia in Italia” è palese che tutto viene lasciato realizzarsi in regime di “Democrazia condizionata”: chi ha, può, chi non ha non deve neanche opporsi.

E’ la Democrazia della estorsione, cui nessuno ci sottrae che riassumo nei seguenti punti che racchiudino un cerchio antidemocratico ed estorsivo:

  • Il Cittadino per la maggior parte dei casi non può interloquire direttamente coi giudici e quando lo fa viene redarguito o invitato a provvedere;
  • L’avvocato nominato non può esimersi dal tenere rispetto del legale di controparte (ma si esime invece dal contestargli le produzioni se da questo può derivargli un danno);
  • Chi chiama in giudizio il bersaglio dei propri interessi illegali, ha sempre un legale complice;
  • Tra i legali vige il patto, non scritto, del dovere di colleganza;
  • I magistrati che non intervengono sugli atti e le dichiarazioni di causa osservano il patto di non ingerenza.

Nel caso di mio cognato i documenti furono inventati e aggiunte le firme, ma l'avvocato della banca (se non li ha prodotti lui in malo modo) non se ne è curato, portando in giudizio documenti, e pretese della banca cliente, con la leggerezza che solo un patto di "non aggressione" tra colleghi e “non ingerenza” coi magistrati, può giustificare.

Nel caso di mio cognato l’avvocato della Banca, interrogato dal P.M. non seppe rispondere altro che “la collega mi ha messo con le spalle al muro”!

A mio giudizio evidenziando a quel giudice il comportamento scorretto della collega nei suoi riguardi.

Bene, anzi, male:

Circoscritto l’etereo ambiente amorale nel quale si è consolidata la pretesa dei “centri di potere” di potere estorcere senza "sporcarsi le mani" utilizzando avvocati e i magistrati, manovali e controllori di sé stessi (chi contesta a un giudice di essersi comportato da cattivo giudice se non un altro giudice che poi potrebbe trovarsi ad essere giudicato da giudici) non finisce tutto qui, perché poi il servizio deve essere pagato.

A estorsione conclusa ( se tutto è andato liscio la vittima non si è suicidata, non ha ucciso ne avvocati (non necessariamente quello di controparte) e non ha sparato al giudice (è già capitato in tanti casi senza che la stampa abbia mai approfondito i perché) l'avvocato di fiducia – nel contesto spiegato se non si è opposto ritualmente e nell’interesse del suo cliente al collega anche lui complice - vi chiama per il saldo della sua prestazione, che non era legata al risultato, in quanto prestazione di mezzi.

Mezzi che dovete pagare e ringraziare, se non siete stati un poco più svegli del normale e gli potete sputare in faccia che non li ha impiegati, invitandoli voi a venire in Tribunale per farsi pagare.

Due parole sul Giudice.

Dove cazzo è stato il giudice (o i giudici) del procedimento fino a prima di emettere la decisione nella sentenza?

Come ha/hanno fatto a decidere una sentenza avversa alla parte che ha ragione senza guardare i documenti nel giudizio e le vostre sacrosante dichiarazioni?

Perché in presenza di anomalie documentali, in assenza di un conflitto tra i due legali, non ha/hanno urlato:

Ma che cazzo state facendo a questo povero Cristo!

Ecco, il Giudice

questa figura alla quale legislatori compiacenti oltre lauti stipendi, svincolo da orari di lavoro, assenza di responsabilità per le proprie decisioni, potere decisionale se indagare o meno, la facoltà di interpretare le norme (che dovrebbe essere limitata al tenore letterale italiano delle stesse e non a cazzo di cane come molti fanno) autonomia nello scegliere e pagare i consulenti (che molti si affezionano sempre agli stessi o se li scambiano coi colleghi pagandoli molto al di sopra delle loro capacità e non li denunciano per le stronzate che scrivono)

Questa figura di pubblico ufficiale, alla quale dei legislatori sapienti hanno attribuito più poteri di un Dio in terra, è stato assente o è stato connivente mentre gli avvocati si cucinavano il tapino?

Così l'Italia, in questo stato di “Alterata democrazia” da “Culla del diritto” è adesso “Culla della estorsione giudiziaria”

Luigi Iovino

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