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Intervista rilasciata dal sottoscritto a Giuseppe Cutroneo, per il Canale da lui gestito su Youtube, denominato MALAGIUSTIZIA.

Dichiarazioni rilasciate per democraticamente protestare contro crimini perduranti e in aggravamento, che, provenendo in modo apparentemente sistemico ed organico dall'interno del "Sistema Giustizia", mi spingono a dover valutare soluzioni diverse per difendere la mia famiglia da aggressioni perduranti dal 1993, non solo contro il nostro patrimonio (truffa immobiliare) ma anche prevaricanti il nostro diritto alla Giustizia con la "G" maiuscola (frode processuale in atto), ma contro le nostre persone (estorsione aggravata e continuata) per la sola colpa di aver scoperto e denunciato una gigantesca speculazione immobiliare di immobili abusivi ad opera di una organizzazione di colletti bianchi perfettamente sovrapposta allo Stato, fino al punto da riuscire a far immettere e circolare, grazie a leggi e notai compiacenti (legge 724/1994 - notaio Nicola Capuano di Napoli) centinaia di immobili totalmente abusivi nei circuiti immobiliari regolari. Coinvolti Enti di Culto legati alla Curia di Napoli.

Cosa c'entra Graziano Stacchio?

Subito spiegato: da quello che la stampa ci ha dato modo di comprendere, Graziano Stacchio è il benzinaio che, trovandosi nello scenario di una rapina, con una commessa di una gioielleria in imminente pericolo di vita, ravvisato (magari anche senza conoscere la legge1) lo "Stato di necessità"  molto probabilmente sperando nella fuga degli stessi, imbracciò il suo fucile e intimò ai rapinatori di fermarsi.

Non ottenendone la fuga, anzi trovandosi di fronte un rapinatore che si avvicinava minaccioso, gli fece fuoco contro.

Malauguratamente uno di quei proiettili, sparato ad altezza delle gambe, tranciò una arteria del rapinatore, causandone la morte.

In questa Italia che ci ritroviamo, Graziano Stacchio oggi è sotto valutazione dell'autorità giudiziaria per avere deliberatamente causato la morte di un uomo, e, se non erro, anche destinatario di una richiesta di risarcimento da parte della famiglia della vittima, che, dalla morte del congiunto, avrebbe avuto dei danni, forse da lucro cessante.

In questa Italia che ci ritroviamo, un cittadino come tanti, nel caso specifico io e i miei familiari, nonostante decine di esposti, denunce e querele nominative, circostanziate e documentate con prove certe, univoche e convergenti su 20 anni di reati, molti dei quali doverosamente da perseguire d'ufficio, una famiglia è ancora esposta a reati solo grazie al coinvolgimento in essi, con certezza dal 1995 in avanti, di dipendenti e Amministratori pubblici del Comune di Casalnuovo di Napoli2, di avvocati, del CTU del Tribunale di Napoli e del giudice che l'aveva nominato nel giudizio n° 13288/1998 rispettivamente Santo Flagiello e Mauro Criscuolo (quest'ultimo dichiarante il falso nella sentenza n° 309/04 ANCORA GRAVANTE INGIUSTAMENTE IN NOSTRO DANNO FINO A TOGLIERCI IL RESPIRO) fin dall'inizio protetti dalle mie querela da altri magistrati, e, poi, altri magistrati, e, poi, altri magistrati, che, presso le Procure della Repubblica di Napoli, Nola, Roma e Perugia, insabbiano e archiviano denunce contro colleghi, in base al proncipio che, se più di un magistrato avvalora una tesi ingiusta, questa viene percepita da chi ignora la legge e il diritto come una verità assoluta, o, almeno, come una verità giudiziaria.

A niente pare contare il fatto che ci sia invece disponibile una verità non frutto di mediazione, stabilita dalla Suprema Corte di Cassazione II Sez. Civ. con la sentenza n° 7632 del 2 marzo 2011, ossia che, ai sensi di quanto disposto dalla legge n° 47/85 e anche dal buon senso, "nessun cittadino promissario acquirente di un immobila in costruzione, ancorchè avesse sottoscritto un preliminare nel quale la parte venditrice si fosse esonerata dal dovere di consegnare l'immobile conformemente alla legge, può venire obbligato ad intestarsi un siffatto immobile, in assenza dei requisiti minimi indispensabili allo stesso per entrare nei circuiti immobiliari (Certificato di Agibilità).

Cosa c'entra la vicenda di Graziano Stacchio con quella di Luigi Iovino ?

Una, quella di Graziano Stacchio, è la vicenda di un cittadino che, in assenza dello Stato e in una situazione diu emergenza si è sostituito allo Stato intimando l'arresto a dei rapinatori, agendo poi in difesa anche della sua personale incolumità, venendo poi indagato dallo stesso Stato per una azione invece meritoria del massimo plauso di tutti noi cittadini.

L'altra, la mia vicenda, è quella di un cittadino che, esercitando il suo diritto a non venire coinvolto in un incauto acquisto e a difendere per me e per i miei familiari il nostro patrimonio e la stessa integrità familiare, sebbene rivendicando nei modi di legge la tutela dello Stato nelle forme previste (magistratura/forze dell'ordine/processo/punizione o assolvimento dei denunciati) resto vittima di reati da parte di incaricati dello Stato che avrebbero dovuto tutelarmi.

Sul punto, da chi vorrà, gradirei una risposta ad almeno una di queste due domande:

La prima domanda é: trovandomi in uno "stato di necessità" avrei fatto meglio e posso fare meglio sparando ai miei estorsori e ai loro complici, anche avvocati, CTU e magistrati?

La seconda domanda é, premesso che la legge3 in presenza di reati  consente (se non obbliga) a noi cittadini, l'arresto di malfattori: "anche in assenza delle condizioni previste dal combinato disposto degli articoli 383 e 380 cpp, e quindi anche se non ha la facoltà di procedere all'arresto in flagranza dell'autore dei reati per i quali è solo previsto l'arresto facoltativo, (il cittadino) ha tuttavia il diritto di difendere la sua proprietà e quella dei terzi dagli attacchi dei malfattori, e quindi di inseguire un ladro al fine di recuperare la refurtiva e di consentirne l'identificazione e l'eventuale arresto da parte della polizia giudiziaria, premesso che sebbene io lo abbia richiesto ma le forze dell'Ordine, con  ignoranza o falsità si sono dichiarate impotenti ad agire, che faccio, li arresto io i miei estorsori e anche i complici che dall'interno della magistratura e delle forze dell'ordine li stanno aiutando da decenni a sfuggire alla legge?

L'amara considerazione finale è che, sia i magistrati che l'avvocatura nonb possono non conoscere queste prerogative assegnate ai cittadini di surrogarsi a uno Stato assente, ma non solo non ne diffondono la conoscenmza, ma si avvalgono della ignoranza di tutti noi per favorire l'illecito a sfavore del lecito, scadendo spesso in complicità che a noi altri cittadini "comuni" verrebbero contestati come reato.

 Napoli, 9.3.2015 Luigi Iovino

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stato di necessità è una causa di giustificazione prevista dal codice penale italiano all'art. 54: NON è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. »

2 Dirigente dell' Ufficio di progetto condono- Antiabusivismo edilizio Architetto Domenico D'Alise - Sindaco, Avvocato Antonio Peluso ;

3 L'arresto in flagranza di reato, avviene normalmente ad opera di ufficiali e agenti della Polizia Giudiziaria.

Secondo la legge (art.382 Codice di Procedura Penale), è in stato di flagranza chi viene colto nell'atto di commettere il reato (cosiddetta flagranza propria), o chi, subito dopo averlo commesso, è inseguito dalla polizia, dalla persona offesa o da altre persone, ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima (cosiddetta flagranza impropria o quasi flagranza).

Nelle ipotesi di flagranza di reati per i quali è previsto l'arresto obbligatorio da parte della PG (qualche esempio dall'art.380 CPP: delitti contro la personalità dello Stato, delitto di devastazione e saccheggio, delitti contro l'incolumità pubblica, delitto di riduzione in schiavitù previsto, delitto di prostituzione minorile, delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, delitto di furto di armi, delitto di rapina e di estorsione, delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope, ecc.), e limitatamente ai casi in cui il delitto sia perseguibile d'ufficio, l'art.383 del Codice di Procedura Penale stabilisce che "ogni persona è autorizzata a procedere all'arresto in flagranza", con l'obbligo consequenziale di "senza ritardo consegnare l'arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia".

L'istituto costituisce, quindi, una forma di autotutela che il nostro ordinamento penale ha riservato al privato, in considerazione della necessità pratica che impone un'immediata e tempestiva reazione di fronte al perpetrarsi di un grave delitto, oltre che essere l'espressione di una politica legislativa finalizzata a permettere la repressione di fatti illeciti anche attraverso la volontaria collaborazione dei cittadini con le istituzioni.

La facoltà di effettuare l'arresto per il cittadino privato non rappresenta certo una "novità" dell'attuale sistema processualpenalistico (risalente agli anni 1988/89), ed è stato in passato sospettato di essere in contrasto con il 2° comma dell'art.13 della Costituzione il quale, autorizzando la sola "autorità di pubblica sicurezza" ad adottare misure restrittive della libertà personale, parrebbe volersi riferire soltanto agli organi costituiti che impersonano la Pubblica Amministrazione. 

La Corte Costituzionale ha, tuttavia, precisato che il privato, quando agisce in presenza dei presupposti previsti dalla norma che gli consente l'arresto in flagranza, acquisisce la veste di organo di polizia, sia pure in via straordinaria e temporanea, e di conseguenza viene a godere, nell'esercizio delle funzioni pubbliche assunte, della stessa speciale posizione giuridica conferita ai soggetti che esercitano poteri di polizia giudiziaria.

Semprechè, sottolinea la Corte, rimanga nei limiti che la norma stessa impone (egli è anche autorizzato a prendere in custodia le cose costituenti il corpo del reato, assumendo così eventualmente anche la qualità di custode di cose sequestrate).

E a questo proposito, opportunamente viene chiarito dalla Giurisprudenza della Corte di Cassazione che, determinante ai fini della legittimità dell'arresto, è la circostanza che la persona arrestata non venga trattenuta, dal privato intervenuto nell'operazione, oltre il tempo strettamente necessario per la consegna agli organi di polizia, in modo da evitare che una misura eccezionale si trasformi in un "sequestro di persona"[9] dell'arrestato.

Inoltre, per concludere e precisare ancora meglio, i privati cittadini possono difendere i beni di loro proprietà e possono inseguire i ladri anche se questi ultimi si sono già "disfatti" degli oggetti rubati e anche se il reato commesso prevede l'arresto facoltativo da parte della polizia giudiziaria.

Questo in sostanza il senso della sentenza n. 37960 della Corte di Cassazione (Sez. II penale), del 24-09-2004):

La Corte dichiarò "inammissibile" il ricorso di un borseggiatore che aveva rubato ad una giovane bolognese il portafogli, di cui però si era liberato subito poiché si era accorto che un passante lo aveva visto.

Nonostante, quindi, la possibilità di recuperare agevolmente il portafogli, il passante aveva inseguito e trattenuto il ladro, successivamente identificato e arrestato.

L'intervento del passante era stato "illegittimo", secondo il borseggiatore, perché "per il furto aggravato non è concessa al comune cittadino la facoltà di arresto".

La Corte ha affermato invece che "il privato, anche in assenza delle condizioni previste dal combinato disposto degli articoli 383 e 380 cpp, e quindi anche se non ha la facoltà di procedere all'arresto in flagranza dell'autore dei reati per i quali è solo previsto l'arresto facoltativo, ha tuttavia il diritto di difendere la sua proprietà e quella dei terzi dagli attacchi dei malfattori; e quindi di inseguire un ladro al fine di recuperare la refurtiva e di consentirne l'identificazione e l'eventuale arresto da parte della polizia giudiziaria".

"Criminalità nel Giudiziario" Frodi, furti, corruzioni: quando il processo diventa criminogeno

 

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